Lì dove poggiano il capo i poveri di Lecce

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Il 9 Dicembre apre la Casa “San Vincenzo de’ Paoli” che accoglierà diciotto senza-tetto tra coloro in attesa del permesso di soggiorno.

Si terrà martedì 9 dicembre alle ore 11,30 l’inaugurazione e benedizione da parte dell’arcivescovo metropolita di Lecce mons. D’Ambrosio, della Casa “San Vincenzo De’ Paoli” sita in via Colonnello Costadura, 43/A a Lecce. La struttura sarà di fatto una sorta di succursale di emergenza della “Casa della Carità”, inaugurata esattamente due anni fa con la presenza in città del Card. Segretario di Stato Vaticano, Tarcisio Bertone. Essa grazie ai diciotto posti-letto è destinata agli immigrati che attendono il rilascio del permesso di soggiorno.

Si chiamerà Casa “San Vincenzo De’ Paoli”, è stata affidata alla Caritas diocesana ed offerta in comodo­ato d’uso gratuito dall’omonima parroc­chia leccese guidata da don Fernando Doria. Si aggiunge alle già presenti strutture quali la Casa della Carità con trenta posti – letto per uomini, e alla Casa “Emmaus” con quindici posti-letto per donne. Strutture, queste, per l’acco­glienza e il sostegno morale e materiale di persone che versano in situazione di grave necessità e bisognose di ascolto, accoglienza notturna, mensa, docce, consulenza medica e legale. L’apertura della nuova struttura è stata realizzata nella convinzione che la testimonianza della comunione, del servizio, della fede ardente e generosa e dell’amore verso i poveri, faccia risplendere la gioia del Vangelo nelle periferie.

A colloquio con Don Fernando Doria, Parroco di San Vincenzo de’ Paoli.

IL DONO DI UNA BENEFATTRICE IN REGALO AI SENZATETTO

“Siamo felici di aver contribuito a dare una sistemazione più decente a 18 persone che prima dormivano sui marciapiedi o addirittura in aperta campagna”.

“Gratuitamente avete rice­vuto, gratuitamente date” (Mt 10,8b).
È lo spirito evangelico con cui la co­munità che vive nel quar­tiere delle “Casermette”, ha scelto di offrire alla Caritas diocesana l’ap­partamento che tre benefattori, alcuni anni fa, decisero di donare alla Parroc­chia San Vincenzo de’ Paoli: tra qualche giorno diventerà una nuova casa che ac­coglierà 18 senzatetto della nostra città.

Martedì sera, dopo l’inaugurazione, in quell’appartamento, il Parroco don Fer­nando Doria, da sempre impegnato in campo caritativo soprattutto in terra afri­cana al fianco delle Suore Discepole del Sacro Cuore, presiederà una Santa Messa in suffragio dei tre benefattori: Carmela Tornese, Carmine Taurino, il marito e Anna Rosa, la figlia. Da Lecce in Mada­gascar e ritorno: ecco la vera carità.

Don Fernando, quali sono i moti­vi che hanno spinto la comunità parrocchiale ad offrire ai poveri attraverso la Caritas diocesana l’appartamento di via Costadura?

Il motivo fondamentale è il riferi­mento a San Vincenzo de’ Paoli che, quasi per antonomasia, è il santo della carità, per cui ci sembrava giusto dare un impulso a questo aspetto della vita parrocchiale con dei segni che ne la­sciassero una traccia indelebile. A tale scopo ho smorzato un po’ le feste di rio­ne intorno alla Parrocchia per sottoline­are questo come il vero profumo di San Vincenzo… tutto il resto è secondario. L’anno scorso dopo la morte di quei due fratelli clochard in via Taranto l’opinio­ne pubblica si è un po’ scossa scatenan­do un intenso dibattito consequenziale. Tuttavia, il timore era che tutto fosse fiato sprecato. Noi, come comunità cri­stiana ci siamo interrogati sul da farsi.

Qual è la storia di quella casa?

La casa rientra in una sorpresa del­la Provvidenza. La nostra Parrocchia da sempre è stata una delle più limitrofe della Diocesi e anche più povera. Sono Parroco qui da otto anni ed ho potuto sperimentare anche la fatica di poter­si inventare qualcosa date le esigue risorse. Ma fortunatamente il Signore ci è venuto incontro attraverso una no­stra parrocchiana, Carmela Tornese che destinava tutte le sue sostanze alla comunità parrocchiale. Già vedova di Carmine Taurino venne ulteriormente segnata nella vita dalla prematura scom­parsa della figlia Anna Rosa rimanendo dunque sola e con il forte desiderio di prodigarsi anche in suffragio dei suoi cari scomparsi. Beneficiamo quindi del­le sue donazioni che useremo pure per la costruzione della nuova Chiesa par­rocchiale. Tra i suoi beni figura questa casa in via Col. Costadura. Alla luce di un dramma come quello dei senzatetto, ho chiesto alla comunità di esprimersi sull’ipotesi di offrire la casa in questione alla Caritas diocesana per venire in con­tro alle necessità dei poveri della città. Dopo qualche settimana è stato firmato un comodato d’uso con l’Arcivescovo ed abbiamo ceduto quest’immobile affinché fosse ristrutturato dalla stessa Caritas.

Pensa che i gruppi parrocchiali si sentano coinvolti in quest’opera di carità? In che modo?

Già esistono delle disponibilità che andranno a coordinarsi con la Caritas in modo tale che sia punto di riferimen­to privilegiato delle iniziative di carità della nostra Parrocchia a partire dagli scout dell’Agesci, alle comunità neocate­cumenali, a tutti i collaboratori affinché ognuno ritagli una porzione del suo tem­po settimanale mettendola a servizio di questi fratelli bisognosi.

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La sua Parrocchia è stata sempre molto sensibile a cominciare dalle tante iniziative di solidarietà porta­te avanti in Madagascar e ora an­che nella nostra Diocesi…

Il merito più grande è delle nostre Suore Discepole del Sacro Cuore che vi­vono l’esperienza di missione. Un fram­mento della Chiesa di Lecce oltreoceano che sta operando piuttosto bene soprat­tutto nel campo della cultura. Abbiamo messo a frutto tante iniziative anche grazie alla donazione della sig.ra Car­mela, ad esempio “La Pharmacie du Bon Samaritain”, la Farmacia del Buon Sa­maritano, costruita a Nosy Be grazie so­prattutto all’apporto delle farmacie lec­cesi che ogni tre mesi si preoccupano di ricaricare i farmaci e, tramite un nostro collaboratore di Milano, inviamo tutto in Madagascar. Abbiamo realizzato anche un laboratorio di informatica e grazie allo stilista Pino Cordella, che donerà sette macchine da cucire, si potrà aprire un laboratorio di sartoria. Poi, alcune ragazze dell’Istituto Magistrale, terran­no un corso di alfabetizzazione italiana per il Liceo “Sacre-Coeur” di Nosy Be, perché data la presenza di numerosi in­sediamenti turistici, insegnando la no­stra lingua, diamo loro la possibilità di trovare lavoro. L’idea più bella è quel­la di realizzare una chiesa. È stato già localizzato il terreno adatto, nascerà la cosiddetta “Maison de Marie”, una casa mariana di accoglienza per bambini ab­bandonati con un angolo denominato “La Table de Saint Vincent”, la Tavola di San Vincenzo, la tavola dei poveri e “La Salle de Métiers”, stanza dei me­stieri per ragazze che vogliono cucire, ricamare, etc. Quando avremo posto in essere tutte queste iniziative proveremo ad esportare il progetto della Casa della Carità anche in Madagascar. Quindi, le due realtà di servizio caritativo si coniugano facilmente e sull’isola malgascia non si va più, come la prima volta, per fare i turisti.

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